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La Notte
della Fotografia
edizione 2026


Info
In questa quinta edizione il tema sarà “Sotto i nostri occhi”: sguardi che sappiano cogliere l’essenza di quello che accade intorno a noi, che siano eventi attuali, anche scottanti o drammatici, che riguardano la collettività e il mondo circostante, o storie più intime che possano però avere un valore universale e raccontare qualcosa del mondo in cui stiamo vivendo.

Evento gratuito in collaborazione con il Comune di Piacenza e patrocinio della Regione Emilia Romagna.






Luoghi
Gli spazi per le proiezioni del sabato sono tra i luoghi più belli del centro storico di Piacenza, tutti a distanza di pochi minuti uno dall’altro. Avendo tutti gli spazi la possibilità di essere al coperto, la serata si svolgerà regolarmente anche in caso di maltempo.






Programma ed appuntamenti

Venerdì 8 maggio
––– a partire dalle ore 18:00
presso Palazzo Ghizzoni Nasalli – vicolo Serafini, 12
Serata inaugurale con presentazione della rivista “9 di Zero”, HOME.
Ospite della serata Sandro Iovine con una lecture su William Eggleston.
A seguire aperitivo.

Sabato 9 maggio
––– ore 17:30
presso Teatro Manicomics – via Scalabrini, 19
Presentazione della serata e Incontro pubblico con alcuni degli autori in proiezione, per approfondire direttamente con loro i temi dei lavori presentati.
––– dalle ore 21:00 alle ore 24:00
Centro storico di Piacenza
Alle ore 21:00 partiranno contemporaneamente in tutti gli spazi le diverse proiezioni con sottofondo musicale e in loop per tutta la serata fino alle ore 24:00.

Bookshop
In entrambe le serate (8 e 9 maggio) sarà presente un bookshop dedicato, a cura di Shelfie Cafè.





Autori in proiezione
La Notte della fotografia continua a proporre grandi autori in proiezione: oltre agli 11 invitati dalla direzione artistica, quest’anno si aggiungono i 6 autori selezionati attraverso la seconda Open call aperta a tutti.
Eyes as big as plates del duo di artiste norvegese-finlandese Karoline Hjorth & Riitta Ikonen è il risultato di incontri con persone, flora, fauna e funghi su cinque continenti, con l'obiettivo di stimolare un modo collettivo e più sincronizzato di affrontare la crisi climatica. Il lavoro di Hjorth e Ikonen promuove la collaborazione interdisciplinare per un cambiamento concreto, trasformando gli esseri umani in sculture viventi nei paesaggi naturali. Il processo artistico sfida le percezioni delle relazioni uomo-natura, fondendo gli esseri umani con la natura attraverso il camuffamento, affermando la coesistenza come l'unica strada sostenibile per il futuro. La serie in corso ha prodotto più di 170 ritratti e interviste con protagonisti provenienti da 17 paesi.
Karoline Hjorth and Riitta Ikonen - Eyes as Big as Plates
Eyes as big as plates del duo di artiste norvegese-finlandese Karoline Hjorth & Riitta Ikonen è il risultato di incontri con persone, flora, fauna e funghi su cinque continenti, con l'obiettivo di stimolare un modo collettivo e più sincronizzato di affrontare la crisi climatica. Il lavoro di Hjorth e Ikonen promuove la collaborazione interdisciplinare per un cambiamento concreto, trasformando gli esseri umani in sculture viventi nei paesaggi naturali. Il processo artistico sfida le percezioni delle relazioni uomo-natura, fondendo gli esseri umani con la natura attraverso il camuffamento, affermando la coesistenza come l'unica strada sostenibile per il futuro. La serie in corso ha prodotto più di 170 ritratti e interviste con protagonisti provenienti da 17 paesi.
Negli ultimi decenni la biodiversità si è drasticamente ridotta sotto la pressione dei nostri modelli di crescita, di consumo e di dominio, rendendo evidente una responsabilità che non può più essere elusa. POISON nasce in questo spazio instabile di consapevolezza, dove il sapere incontra la dissonanza etica. Corpi femminili, sorgente della vita e della sua continuità, si espongono in territori feriti come una presenza provocatoria dentro il paesaggio del declino. La loro apparizione mette in tensione ciò che genera con ciò che distrugge, ciò che protegge con ciò che consuma. La solitudine si fa esposizione radicale alla perdita e alla responsabilità. Viviamo immersi in sistemi che normalizzano l’erosione, l’assuefazione, la rimozione. È in questa frizione che lo sguardo dell’opera prende posizione.
Guia Besana - Poison
Negli ultimi decenni la biodiversità si è drasticamente ridotta sotto la pressione dei nostri modelli di crescita, di consumo e di dominio, rendendo evidente una responsabilità che non può più essere elusa. POISON nasce in questo spazio instabile di consapevolezza, dove il sapere incontra la dissonanza etica. Corpi femminili, sorgente della vita e della sua continuità, si espongono in territori feriti come una presenza provocatoria dentro il paesaggio del declino. La loro apparizione mette in tensione ciò che genera con ciò che distrugge, ciò che protegge con ciò che consuma. La solitudine si fa esposizione radicale alla perdita e alla responsabilità. Viviamo immersi in sistemi che normalizzano l’erosione, l’assuefazione, la rimozione. È in questa frizione che lo sguardo dell’opera prende posizione.
Superstizione e scaramanzia sopravvivono nell'epoca dell’AI: in tutto il mondo influenzano le azioni di milioni di persone e da sempre aiutano l’uomo a convivere con le incertezze della vita Pensiamo di essere totalmente razionali eppure nell’era dominata dalla scienza e dalla tecnica non riusciamo a liberarci dal pensiero scaramantico. La casistica è infinita. Chirurghi di fama mondiale che non operano di venerdì 17, piloti celebri che ripetono gli stessi gesti prima di ogni gara, opere liriche innominabili perché considerate di cattivo auspicio e cantanti rovinati dall’accusa di portare sfortuna.
Alessandro Gandolfi - Scaramanzia
Superstizione e scaramanzia sopravvivono nell'epoca dell’AI: in tutto il mondo influenzano le azioni di milioni di persone e da sempre aiutano l’uomo a convivere con le incertezze della vita
Pensiamo di essere totalmente razionali eppure nell’era dominata dalla scienza e dalla tecnica non riusciamo a liberarci dal pensiero scaramantico. La casistica è infinita. Chirurghi di fama mondiale che non operano di venerdì 17, piloti celebri che ripetono gli stessi gesti prima di ogni gara, opere liriche innominabili perché considerate di cattivo auspicio e cantanti rovinati dall’accusa di portare sfortuna.
"Tutte le cose nella vita che una volta esistevano tendono a ricrearsi". Borderland rappresenta una ricerca intima in un luogo familiare dove sono cresciuto sin dalla tenera età. Qui trovavo rifugio nella casa dei miei nonni e sentivo un forte amore provenire da loro, dalla natura e da tutte le creature viventi della terra – quelle colline silenziose dove mi sentivo libero di esprimermi. Per me tutto è delimitato in questo villaggio rurale sugli Appennini Tosco-Emiliani, ed è questa dimensione di indefinitezza che mi spinge a una ricerca incessante delle tracce di un tempo che non ho vissuto abbastanza o che ho vissuto troppo. Il mio passato si fonde con il mio presente e suggerisce i miei passi futuri.
Filippo Barbero - Borderland
"Tutte le cose nella vita che una volta esistevano tendono a ricrearsi". Borderland rappresenta una ricerca intima in un luogo familiare dove sono cresciuto sin dalla tenera età. Qui trovavo rifugio nella casa dei miei nonni e sentivo un forte amore provenire da loro, dalla natura e da tutte le creature viventi della terra – quelle colline silenziose dove mi sentivo libero di esprimermi. Per me tutto è delimitato in questo villaggio rurale sugli Appennini Tosco-Emiliani, ed è questa dimensione di indefinitezza che mi spinge a una ricerca incessante delle tracce di un tempo che non ho vissuto abbastanza o che ho vissuto troppo. Il mio passato si fonde con il mio presente e suggerisce i miei passi futuri.
A Thousand Hyphae in the Air prende ispirazione dalla rivisitazione di un mito arcaico che racconta la nascita di Ifa, creatura venuta al mondo dall’unione di due donne. Privo di scheletro, il suo corpo, sorretto da un intreccio di filamenti fungini e piume, è in grado di assumere qualsiasi forma e di attraversare aria e sottosuolo, unendo ciò che spesso percepiamo come separato tra materia in decomposizione e materia in rinascita. Attraverso l’esplorazione dell’ecologia queer, viene abbandonata una visione eteronormativa della natura e la distinzione tra umano, animale, vegetale e non vivente si dissolve in un linguaggio simbiotico comune fatto di materia multiforme e metamorfica. In questo spazio di coesistenza fluida, ogni confine si trasforma in punto di contatto attraverso una rete pulsante di parentele in continua rigenerazione. Mille ife, mille traiettorie di relazione tra mondi apparentemente distinti, ma profondamente interconnessi.
OPEN CALL: Alice Muratore - A thousand hyphae in the air
A Thousand Hyphae in the Air prende ispirazione dalla rivisitazione di un mito arcaico che racconta la nascita di Ifa, creatura venuta al mondo dall’unione di due donne. Privo di scheletro, il suo corpo, sorretto da un intreccio di filamenti fungini e piume, è in grado di assumere qualsiasi forma e di attraversare aria e sottosuolo, unendo ciò che spesso percepiamo come separato tra materia in decomposizione e materia in rinascita. Attraverso l’esplorazione dell’ecologia queer, viene abbandonata una visione eteronormativa della natura e la distinzione tra umano, animale, vegetale e non vivente si dissolve in un linguaggio simbiotico comune fatto di materia multiforme e metamorfica. In questo spazio di coesistenza fluida, ogni confine si trasforma in punto di contatto attraverso una rete pulsante di parentele in continua rigenerazione. Mille ife, mille traiettorie di relazione tra mondi apparentemente distinti, ma profondamente interconnessi.
In questa serie fotografica dedicata alla luce, spazio urbano e ambiente naturale si fondono facendo affiorare concetti come, precarietà, fragilità, intimità e transitorietà.  Si tratta di un lavoro concettuale che evidenzia lo spiccato interesse per l'uomo e i contesti urbani ed extraurbani che abita e attraversa. Ogni traccia, taglio, gesto, oggetto, corpo o segno lasciato sul territorio, è legato al passaggio o alla permanenza di qualcosa o qualcuno. Si tratta di un lavoro intimo che si propone di isolare i piccoli (grandi) accadimenti del quotidiano; evidenziando il legame imprescindibile e fuggevole che abbiamo con questo mondo.
OPEN CALL: Francesco Bartoli - There is no time to cry
In questa serie fotografica dedicata alla luce, spazio urbano e ambiente naturale si fondono facendo affiorare concetti come, precarietà, fragilità, intimità e transitorietà.  Si tratta di un lavoro concettuale che evidenzia lo spiccato interesse per l'uomo e i contesti urbani ed extraurbani che abita e attraversa. Ogni traccia, taglio, gesto, oggetto, corpo o segno lasciato sul territorio, è legato al passaggio o alla permanenza di qualcosa o qualcuno. Si tratta di un lavoro intimo che si propone di isolare i piccoli (grandi) accadimenti del quotidiano; evidenziando il legame imprescindibile e fuggevole che abbiamo con questo mondo.
Constant Bloom segue la scoperta della più lunga migrazione di farfalle, che attraversa Europa, Africa e Medio Oriente. Le fotografie tracciano sia il percorso delle farfalle Vanessa cardui sia le persone che incontrano, offrendo un'allegoria del nostro mondo delicato, interconnesso e resiliente.
Lucas Foglia - Constant Bloom
Constant Bloom segue la scoperta della più lunga migrazione di farfalle, che attraversa Europa, Africa e Medio Oriente. Le fotografie tracciano sia il percorso delle farfalle Vanessa cardui sia le persone che incontrano, offrendo un'allegoria del nostro mondo delicato, interconnesso e resiliente.
Questa serie riflette sulla cultura dell'Europa dell'Est così come viene vista sui social media. In molti paesi post-sovietici, c'è la tendenza delle persone a pubblicare foto di pasti lussuosi, per mostrare quanto sono ben vestite o per esibire l'ultimo articolo di lusso che hanno acquistato. Mentre molti si concentrano sull'appagare gli occhi con tali oggetti glamour, mi sono chiesta perché l'ambiente circostante venga spesso trascurato. Uno psicologo russo suggerì una volta che questa tendenza deriva da un profondo desiderio di bellezza, nato dall'“bruttezza” che circonda molte persone - principalmente l'architettura brutalista e grigia.
Varvara Uhlik - Slav gaze
Questa serie riflette sulla cultura dell'Europa dell'Est così come viene vista sui social media. In molti paesi post-sovietici, c'è la tendenza delle persone a pubblicare foto di pasti lussuosi, per mostrare quanto sono ben vestite o per esibire l'ultimo articolo di lusso che hanno acquistato. Mentre molti si concentrano sull'appagare gli occhi con tali oggetti glamour, mi sono chiesta perché l'ambiente circostante venga spesso trascurato. Uno psicologo russo suggerì una volta che questa tendenza deriva da un profondo desiderio di bellezza, nato dall'“bruttezza” che circonda molte persone - principalmente l'architettura brutalista e grigia.
Sofia Uslenghi si concentra sull’autoritratto, lavorando sulle sovrapposizioni e gli strati di fotografie che tengono uniti pezzi della sua storia e di quella della sua famiglia, dei suoi luoghi di origine e delle persone che ne hanno fatto parte. Usa le mappe, pezzi di fotografie satellitari, screenshot di Google Street View, tutti gli strumenti che servono per tornare virtualmente dove è nata e dove sente di aver lasciato un pezzo. Continua a spargerne in giro ogni volta che decide di cambiare casa e città. Si muove iperattiva e la fotografia tiene insieme tutti i pezzi.
Sofia Uslenghi - Earth
Sofia Uslenghi si concentra sull’autoritratto, lavorando sulle sovrapposizioni e gli strati di fotografie che tengono uniti pezzi della sua storia e di quella della sua famiglia, dei suoi luoghi di origine e delle persone che ne hanno fatto parte. Usa le mappe, pezzi di fotografie satellitari, screenshot di Google Street View, tutti gli strumenti che servono per tornare virtualmente dove è nata e dove sente di aver lasciato un pezzo. Continua a spargerne in giro ogni volta che decide di cambiare casa e città. Si muove iperattiva e la fotografia tiene insieme tutti i pezzi.
"Senza colpe" racconta la vita di quei bambini che in Italia vivono in un ICAM (Istituti a carcerazione attenuata per madri, introdotti con la Legge 62 del 21 aprile 2011) con le loro madri, o nelle sezioni nido delle carceri tradizionali, che consente alle detenute di portare i propri figli con sé in carcere, per cercare di tutelare il rapporto genitoriale e insieme espiare la pena inflitta per il reato commesso. Per un bambino trascorre mesi o addirittura anni in un ICAM o in un carcere è nocivo. Sanno che fuori da quelle mura esiste un'altra vita e l'alternanza tra queste due realtà alimenta delle dinamiche complesse che richiedono loro un grosso sforzo di adattamento continuo tra libertà e reclusione, generando malesseri nella sfera psico emotiva e non solo.
Anna Catalano - Senza colpe
"Senza colpe" racconta la vita di quei bambini che in Italia vivono in un ICAM (Istituti a carcerazione attenuata per madri, introdotti con la Legge 62 del 21 aprile 2011) con le loro madri, o nelle sezioni nido delle carceri tradizionali, che consente alle detenute di portare i propri figli con sé in carcere, per cercare di tutelare il rapporto genitoriale e insieme espiare la pena inflitta per il reato commesso. Per un bambino trascorre mesi o addirittura anni in un ICAM o in un carcere è nocivo. Sanno che fuori da quelle mura esiste un'altra vita e l'alternanza tra queste due realtà alimenta delle dinamiche complesse che richiedono loro un grosso sforzo di adattamento continuo tra libertà e reclusione, generando malesseri nella sfera psico emotiva e non solo.
A Palermo, le notizie restituiscono spesso un’immagine ferita: violenze tra i giovani, omicidi, stupri e, negli ultimi anni, una diffusione crescente della tossicodipendenza che si è trasformata in una vera e propria epidemia. Questi eventi dominano lo spazio pubblico e mediatico, diventando la lente attraverso cui molti percepiscono la città. In questa profonda crepa del tessuto sociale sopravvivono vite, pratiche e relazioni che sfuggono alla maggior parte degli sguardi: voci che restano silenziose, presenze invisibili, eppure essenziali per comprendere la città nella sua interezza. Negli angoli nascosti della città emergono forme di resistenza silenziosa. Come a Danisinni, antico quartiere popolare segnato da bassa scolarizzazione, disoccupazione, presenza mafiosa e spaccio di droga. Problemi che una comunità affronta ogni giorno, ma che ha scelto di non arrendersi.
OPEN CALL: Allegra Filippi - Fiume di vita
A Palermo, le notizie restituiscono spesso un’immagine ferita: violenze tra i giovani, omicidi, stupri e, negli ultimi anni, una diffusione crescente della tossicodipendenza che si è trasformata in una vera e propria epidemia. Questi eventi dominano lo spazio pubblico e mediatico, diventando la lente attraverso cui molti percepiscono la città. In questa profonda crepa del tessuto sociale sopravvivono vite, pratiche e relazioni che sfuggono alla maggior parte degli sguardi: voci che restano silenziose, presenze invisibili, eppure essenziali per comprendere la città nella sua interezza. Negli angoli nascosti della città emergono forme di resistenza silenziosa. Come a Danisinni, antico quartiere popolare segnato da bassa scolarizzazione, disoccupazione, presenza mafiosa e spaccio di droga. Problemi che una comunità affronta ogni giorno, ma che ha scelto di non arrendersi.
Nell'estremo Nord, lungo la costa artica della Norvegia, il mito della natura incontaminata crolla sotto il peso della plastica. Ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di rifiuti raggiungono gli oceani e anche qui, tra i fiordi freddi, remoti e quasi disabitati di Nordland e Finnmark, la marea porta la sua parte. La maggior parte proviene dalla pesca industriale: frammenti di corde, reti e migliaia di galleggianti in plastica che, degradandosi, rilasciano sostanze tossiche ed entrano nella catena alimentare. Nonostante i loro sforzi, in molti casi, le ONG che puliscono le coste devono coprire anche i costi di trasporto e smaltimento dei rifiuti raccolti — una parte non trascurabile del loro bilancio. Un paradosso silenzioso in una nazione celebrata per la sua leadership ambientale.
OPEN CALL: Maurizio Milesi - Arctic Plastic
Nell'estremo Nord, lungo la costa artica della Norvegia, il mito della natura incontaminata crolla
sotto il peso della plastica. Ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di rifiuti raggiungono gli oceani e anche qui, tra i fiordi freddi, remoti e quasi disabitati di Nordland e Finnmark, la marea porta la sua parte. La maggior parte proviene dalla pesca industriale: frammenti di corde, reti e migliaia di galleggianti in plastica che, degradandosi, rilasciano sostanze tossiche ed entrano nella catena alimentare. Nonostante i loro sforzi, in molti casi, le ONG che puliscono le coste devono coprire anche i costi di trasporto e smaltimento dei rifiuti raccolti — una parte non trascurabile del loro bilancio. Un paradosso silenzioso in una nazione celebrata per la sua leadership ambientale.
La realtà innegabile del riscaldamento del nostro pianeta non è più una preoccupazione lontana, né un discorso teorico si sta svolgendo davanti ai nostri occhi, influenzando il nostro ambiente in modi reali e immediati. Dai catastrofici incendi boschivi alle inondazioni senza precedenti, il cambiamento climatico sta rimodellando i paesaggi, spostando comunità e alterando irrevocabilmente territori e vite. Ricordo i primi mesi dopo la nascita del mio secondo figlio, in mezzo alla devastazione degli incendi dell'‘Estate Nera’ australiana. Rinchiusa in casa, tenendo il mio neonato, ero presa dalla preoccupazione per l'aria piena di fumo la sua minaccia invisibile rappresentava un pericolo silenzioso per polmoni fragili. Negli anni successivi, la mia comunità ha affrontato la devastazione delle inondazioni, la loro scala e severità superando qualsiasi cosa fosse stata registrata in precedenza.
Lisa Sorgini - The Bushfire, the Flood
La realtà innegabile del riscaldamento del nostro pianeta non è più una preoccupazione lontana, né un discorso teorico si sta svolgendo davanti ai nostri occhi, influenzando il nostro ambiente in modi reali e immediati. Dai catastrofici incendi boschivi alle inondazioni senza precedenti, il cambiamento climatico sta rimodellando i paesaggi, spostando comunità e alterando irrevocabilmente territori e vite. Ricordo i primi mesi dopo la nascita del mio secondo figlio, in mezzo alla devastazione degli incendi dell'‘Estate Nera’ australiana. Rinchiusa in casa, tenendo il mio neonato, ero presa dalla preoccupazione per l'aria piena di fumo la sua minaccia invisibile rappresentava un pericolo silenzioso per polmoni fragili. Negli anni successivi, la mia comunità ha affrontato la devastazione delle inondazioni, la loro scala e severità superando qualsiasi cosa fosse stata registrata in precedenza.
Il 26 aprile 1986 esplose il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl, rilasciando nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che contaminò l'intera Europa. Dopo l’incidente fu creata una zona di esclusione intorno alla centrale nucleare, e 116 mila persone furono evacuate. Ma l'area che avrebbe dovuto essere una zona morta non lo è mai stata. C'è vita nella zona e oggi più di 4000 persone lavorano e vivono dentro la zona. La vita della popolazione locale va avanti, e deve fare i conti con la terribile eredità dell'incidente di Chernobyl, un'eredità che durerà per millenni. A 40 anni dall'incidente, la storia di Chernobyl è solo all'inizio.
Pierpaolo Mittica - Chernobyl 40 anni dopo
Il 26 aprile 1986 esplose il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl, rilasciando nell’aria tonnellate di polvere radioattiva che contaminò l'intera Europa. Dopo l’incidente fu creata una zona di esclusione intorno alla centrale nucleare, e 116 mila persone furono evacuate. Ma l'area che avrebbe dovuto essere una zona morta non lo è mai stata. C'è vita nella zona e oggi più di 4000 persone lavorano e vivono dentro la zona. La vita della popolazione locale va avanti, e deve fare i conti con la terribile eredità dell'incidente di Chernobyl, un'eredità che durerà per millenni. A 40 anni dall'incidente, la storia di Chernobyl è solo all'inizio.
Questa serie di immagini è un'esplorazione personale dei ricordi d'infanzia e dell'impatto duraturo dell'era post-sovietica sul mio senso di identità. Nata nell'Ucraina orientale, cinque anni dopo il crollo dell'Unione Sovietica, mi è stato spesso detto che ero fortunata a non aver vissuto le difficoltà del regime sovietico. Tuttavia, con l'avanzare dell'età, ho cominciato a confrontarmi con un profondo senso di disorientamento e incertezza riguardo alla mia identità, simile alla sfuggente percezione di sé vissuta da un cittadino sovietico. Tra i residui dell'influenza sovietica e il mio senso di sé in evoluzione, questo progetto rappresenta il mio processo di rinnovamento emotivo e culturale di fronte a un passato ancora presente.
Varvara Uhlik - Sunshine, how are you?
Questa serie di immagini è un'esplorazione personale dei ricordi d'infanzia e dell'impatto duraturo dell'era post-sovietica sul mio senso di identità. Nata nell'Ucraina orientale, cinque anni dopo il crollo dell'Unione Sovietica, mi è stato spesso detto che ero fortunata a non aver vissuto le difficoltà del regime sovietico. Tuttavia, con l'avanzare dell'età, ho cominciato a confrontarmi con un profondo senso di disorientamento e incertezza riguardo alla mia identità, simile alla sfuggente percezione di sé vissuta da un cittadino sovietico. Tra i residui dell'influenza sovietica e il mio senso di sé in evoluzione, questo progetto rappresenta il mio processo di rinnovamento emotivo e culturale di fronte a un passato ancora presente.
"Home" è il tema della decima edizione (da 0 a 9) della rivista dello Studio Da cosa nasce cosa di Piacenza, che raccoglie lavori significativi attorno al tema della casa – intesa sia come spazio fisico, che come luogo mentale legato al “sentirsi a casa” – di autori che hanno partecipato al laboratorio quadrimestrale sulla costruzione di una rivista e altri selezionati attraverso una open call nazionale.
Autori vari - “9 di Zero” magazine, Home
"Home" è il tema della decima edizione (da 0 a 9) della rivista dello Studio Da cosa nasce cosa di Piacenza, che raccoglie lavori significativi attorno al tema della casa – intesa sia come spazio fisico, che come luogo mentale legato al “sentirsi a casa” – di autori che hanno partecipato al laboratorio quadrimestrale sulla costruzione di una rivista e altri selezionati attraverso una open call nazionale.
Il Carroponte di Sesto San Giovanni è una vasta struttura post-industriale delle Acciaierie Falck, costruita per la movimentazione dei materiali pesanti e riconvertita nel 2008 in spazio per concerti. Chiunque sia cresciuto qui, come me, lo conosce per ciò che accade di notte. Di giorno, però, il luogo cambia. L’impianto scenico resta, ma il pubblico scompare. Il Carroponte si svuota e diventa un grande spazio urbano attraversato dal silenzio, dalla luce e dall’assenza di funzione. È in queste ore che arrivano i ragazzi. Off Stage osserva cosa succede in quella tregua temporanea e fragile, prima che lo spettacolo ricominci.
OPEN CALL: Elena Prola - Off stage
Il Carroponte di Sesto San Giovanni è una vasta struttura post-industriale delle Acciaierie Falck, costruita per la movimentazione dei materiali pesanti e riconvertita nel 2008 in spazio per concerti. Chiunque sia cresciuto qui, come me, lo conosce per ciò che accade di notte. Di giorno, però, il luogo cambia. L’impianto scenico resta, ma il pubblico scompare. Il Carroponte si svuota e diventa un grande spazio urbano attraversato dal silenzio, dalla luce e dall’assenza di funzione. È in queste ore che arrivano i ragazzi. Off Stage osserva cosa succede in quella tregua temporanea e fragile, prima che lo spettacolo ricominci.
Riturné (ritornare, in lingua piemontese) è un tentativo di imparare ad amare. Un addio lento, una lettera d’amore alla vita in campagna. Un tentativo di mantenere viva una connessione con un passato che sta diventando storia, di trattenere piccoli frammenti prima che si dissolvano, perché tutto è impermanente. Il progetto si sviluppa come un attraversamento tra passato e presente, nato da un ritorno alla mia terra d’origine, in un piccolo comune in provincia di Cuneo, dopo anni vissuti all’estero. La vita in fattoria con mio padre, uno spazio modellato dalla presenza umana e dalla natura, dove i gesti quotidiani scanditi dal ritmo delle stagioni e il prendersi cura della terra e degli animali diventano una forma di resistenza silenziosa e, allo stesso tempo, di riconciliazione.
OPEN CALL: Mauro Curti - Riturné
Riturné (ritornare, in lingua piemontese) è un tentativo di imparare ad amare. Un addio lento, una lettera d’amore alla vita in campagna. Un tentativo di mantenere viva una connessione con un passato che sta diventando storia, di trattenere piccoli frammenti prima che si dissolvano, perché tutto è impermanente. Il progetto si sviluppa come un attraversamento tra passato e presente, nato da un ritorno alla mia terra d’origine, in un piccolo comune in provincia di Cuneo, dopo anni vissuti all’estero. La vita in fattoria con mio padre, uno spazio modellato dalla presenza umana e dalla natura, dove i gesti quotidiani scanditi dal ritmo delle stagioni e il prendersi cura della terra e degli animali diventano una forma di resistenza silenziosa e, allo stesso tempo, di riconciliazione.

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